L’ANGOLO BIANCOSCUDATO




di Andrea Miola

Quattro vittorie, tutte per 1-0, con gol nella ripresa sotto la nuova curva dopo avere attraversato momenti di difficoltà, e un pareggio nel derby con il Verona. Questo il bottino biancoscudato nelle cinque partite disputate all’Euganeo nel suo nuovo volto, quello con il settore tanto atteso finalmente aperto al pubblico. La nuova curva sud, oltre a garantire un contributo decisivo in termini di sostegno alla squadra, ha pure il gradito marchio di portafortuna, raddoppiando di volta in volta il suo valore aggiunto. Qualche sospetto in tal senso nelle decisive sfide della passata stagione con Empoli, Reggiana e Pescara, la conferma nell’attuale torneo con due legni a tempo scaduto, sempre nella porta nord che hanno negato al Verona la vittoria e all’Ascoli un meritato pareggio.
Non possiamo infatti negarlo, con i marchigiani il Padova è stato premiato oltre i propri meriti e, ragionando a parti inverse, sicuramente staremmo parlando di risultato bugiardo. Ma la buona sorte, aggiungiamo, non si manifesta solo attraverso gli episodi di gara. E’ fortunata, ad esempio, la squadra che viene aiutata dal calendario, trovandosi ad affrontare l’avversario di turno nel suo momento peggiore e su questo fronte i biancoscudati non erano stati baciati dalla buona sorte, considerato che la matricola bianconera gode di ottima forma, aveva conquistato sette punti in tre giornate, superando pure il Verona al Bentegodi e dunque era la peggiore formazione da affrontare. Capita spesso, del resto, un avvio sprint da parte di chi arriva dalle categorie superiori: l’entusiasmo per la promozione, una rosa di solito poco ritoccata, meccanismi consolidati e una preparazione finalizzata a un avvio brillante per mantenere l’entusiasmo e accrescere l’autostima favoriscono un simile trend che poi non necessariamente prosegue nell’arco del campionato. Non ci sorprenderemo, quindi di fronte a una futura fisiologica flessione dell’Ascoli, magari dopo la sosta, elemento che renderebbe più facile il confronto per le altre squadre. Meriti dell’avversario a parte, in questa occasione il Padova ci è piaciuto di meno e forse, al netto del palo, ha dimostrato di meritare i tre punti soprattutto per quanto fatto dopo il gol, restando in precedenza a galla grazie al solito Sorrentino, che meriterebbe una statua in Prato della Valle, e all’imprecisione degli avanti bianconeri.
Se dovessimo sintetizzare il tutto con una frase, potremmo dire “tre punti e tanti spunti” in una gara che ha dimostrato ampi margini di miglioramento per Lovato e colleghi. Primo tempo piuttosto compassato, con una manovra lenta e prevedibile e poca possibilità di affacciarsi all’area avversaria con il fraseggio palla a terra. E quando si è provato con l’arma dei lanci si è peccato nella misura dei passaggi. Poco efficace Di Mariano nel ruolo di esterno sinistro, un po’ pasticcione Lasagna in avanti, generoso nella ricerca del dialogo Moro (per lui 44 tocchi di palla e 23 passaggi), ma ancora non concreto in area, mentre il centrocampo è apparso nel suo complesso con una dose più bassa del solito di fosforo. Finché l’Ascoli si è limitato a controllare, poco male, ma quando ha capito che poteva far male dopo la mezz’ora del primo tempo e fino al gol biancoscudato nella ripresa, le cose sono cambiate, con anche i difensori in difficoltà e spesso costretti agli straordinari. Ferma restando la buona risposta dei giocatori in termini di spirito di sacrificio e capacità di soffrire, per il tecnico Calabro il lavoro non manca, elemento che rientra comunque nella normalità dopo solo quattro turni e con un Padova che per almeno sei undicesimi schiera giocatori nuovi, il tutto in attesa di vedere all’opera Artistico. Intanto ci godiamo un bottino niente male di sette punti in quattro partite e salutiamo con piacere l’ottimo apporto di chi è subentrato a gara in corso, a partire dal marcatore all’esordio Galazzi, da un Cocchi sempre più uomo assist (suoi i passaggi nei due gol realizzati all’Euganeo) a un Capelli che mai tradisce le attese, oltre a un Caprari che con le squadre allungate ha fatto decisamente la differenza. Prima della lunga sosta per gli impegni delle nazionali manca all’appello la trasferta di sabato a Palermo, l’impegno dal più alto coefficiente di difficoltà dell’intero torneo a cui l’undici biancoscuudato si accosta con la serenità legata a una classifica positiva, ma anche con la consapevolezza che servirà una prestazione decisamente diversa da quella di sabato. In pratica, per uscire imbattuti dal Barbera, considerati i valori tecnici, in campo servirà un Padova praticamente perfetto e un Palermo “parecchio imperfetto”. Tentar non nuoce…