L’ANGOLO BIANCOSCUDATO




di Andrea Miola

Solo una buccia di banana? Di sicuro una brutta caduta e una brutta sorpresa. Può succedere e in passato era già capitato anche all’ombra del Santo, ma oggettivamente in casa biancoscudata nessuno avrebbe mai pensato a una stecca del genere alla ripresa del campionato dopo la lunga sosta. Non ci sono scusanti o alibi, contro una coriacea Carrarese, prima della sfida a secco di vittorie e fanalino di coda della classifica, il Padova ha mostrato la sua faccia peggiore, sul piano tecnico ma anche mentale, rimediando la prima sconfitta casalinga stagionale e la prima, dopo quattro vittorie e un pareggio, da quando all’Euganeo è stata aperta la nuova curva sud. Se vogliamo metterla sul piano della scaramanzia, a rovinare i piani sin dall’inizio è stata la monetina lanciata dell’arbitro che ha costretto Fusi e colleghi ad attaccare sotto il nuovo settore già nel primo tempo, a differenza di quanto sempre successo in precedenza, ma è ovvio che una chiave di lettura in tal senso sarebbe figlia di un’analisi poco attenta e superficiale. Un altro dato, quello delle due sconfitte in altrettante gare contro squadre reduce da un cambio in panchina (con la Cremonese l’altra) può regalare qualche spunto in più, ma la statistica che in questo momento sembra meritare maggiore attenzione è quella relativa a un Padova sempre sconfitto nelle partite di campionato (ma era successo pure in Coppa Italia e nella amichevoli più titolate) quando la formazione avversaria segna per prima. Un limite da superare anche con l’esperienza e la personalità degli elementi presenti in rosa.
Ci eravamo salutati con i veneti reduci da un buon avvio di campionato, anche considerando il valore delle formazioni affrontate (le tre retrocesse dalla serie A e la capolista Palermo oltre all’Ascoli) e questi venti giorni di stop sembravano cascare a fagiolo per lavorare ulteriormente sull’inserimento dei nuovi, sul credo tattico di Calabro e per favorire il recupero di chi, come Artistico, ancora non si era visto all’opera. All’orizzonte due partite casalinghe con formazioni non trascendentali, fermo restando che non è un luogo comune affermare che in serie B non esistono impegni facili, una buona occasione per fare un ulteriore salto di qualità in classifica. Non per poi puntare a chissà quali obiettivi, sia chiaro, ma semplicemente per potere lavorare e affrontare ogni sfida nelle migliori condizioni mentali. Speranza venuta meno nel primo atto di ieri con i toscani in cui il Padova, nonostante un discreto approccio alla gara, ha mostrato solo in piccola parte le sue enormi potenzialità. Calabro, ritenendo i tempi maturi, ha osato maggiormente, inserendo Caprari tra le linee alle spalle di due attaccanti a scapito di un centrocampista, ma poi la coperta si è rivelata corta e, non a caso, le due reti toscane sono maturate con modalità fotocopia: cross concesso dalla fascia sinistra padovana e un giocatore avversario sempre libero, dopo le varie scalate dei difensori, sul palo più lontano. E il gol ha avuto anche l’effetto di spegnere in maniera quasi decisiva le velleità dei biancoscudati, successivamente più prevedibili e meno padroni della situazione. E qui viene a galla quella tendenza prima anticipata, ovvero la difficoltà nel rimettere in sesto una gara, elemento che viaggia di pari passo con una fase realizzativa che ancora ha evidenti margini di miglioramento e che vede le punte ancora a digiuno. Questo, speriamo momentaneo, deficit psicologico è emerso anche dopo l’intervallo e infatti l’inizio ripresa del Padova non è stato in linea con le attese, tanto che, più o meno come quanto accaduto a Cremona, il gol della sicurezza avversario non ha tardato ad arrivare, chiudendo di fatto le ostilità.
In generale una squadra un po’ dimessa e con poche idee, esattamente il contrario di quella brillante, pur sconfitta, vista a Palermo.
Questa è la situazione attuale; ci sono i primi numeri e i primi spunti a indicare qualche aspetto che non funziona al meglio e c’è da lavorare sotto ogni profilo, dalla testa in giù, con la consapevolezza che i risultati non possono prescindere dalla prestazione e dall’atteggiamento, tutte qualità di cui questi giocatori non difettano. A Calabro il compito di toccare i tasti giusti e di sapere intervenire dove serve, alla piazza l’invito di mantenere l’equilibrio e di continuare a fare la propria parte in termini di sostegno degli undici in campo, con un’unica avvertenza: i fischi ai propri attaccanti non risolvono il problema del gol, ma rischiano semmai di far sembrare più alta la montagna. Contro la Virtus Entella, sabato ancora all’Euganeo, vedremo una volta in più di che pasta è fatto questo Padova.