UN INIZIO PROMETTENTE
di Andrea Miola
Da capitan Longhi, a segno il 13 maggio 1992 all’allora Arena Garibaldi nell’ultimo successo in serie B del Padova a Pisa, a capitan Fusi che ieri ha permesso ai biancoscudati di aprire il campionato nel migliore dei modi, interrompendo un digiuno di successi all’esordio in serie B che durava da diciassette anni (vittoria all’Euganeo con il Modena firmata da Totò Di Nardo) e da sei campionati cadetti.
Anche allora finì 1-0, così come ieri e nella citata precedente trasferta vincente in terra toscana, ma i ricorsi storici non finiscono qui, a partire dalle panchine. In quella lontana partita del 1992 debuttava Mauro Sandreani, promosso alla guida della prima squadra dopo l’esonero di Mazzia e capace di portare in serie A il Padova due anni dopo, praticamente quello che si chiede ad Antonio Calabro che ieri ha intanto festeggiato la sua prima con la portacolori del Santo con tre punti pesanti da ogni punto di vista e prestigiosi. Intanto piangono ancora Bianco, sconfitto in casa per 1-0 da Sorrentino e colleghi anche nella passata stagione quando allenava il Monza e il portiere Confente, eterno rivale dei biancoscudati sin dall’avvincente campionato di C vinto a spese del Vicenza di cui difendeva la porta.
Quanto al match, entrare nei giudizi tecnici dopo appena una giornata è sicuramente prematuro, ma non si può nel frattempo non sottolineare la capacità del Padova di restare sempre dentro la partita, di non perdere mai le misure e di rimanere alto, limitando al fisiologico il naturale forcing avversario dopo il gol del vantaggio. Una squadra che dà chiari segni di personalità e che dimostra di potere tenere testa anche alle formazioni più attrezzate, in questo caso il Pisa che parte in pole position in tutte le griglie di partenza degli addetti ai lavori e che sul mercato si è accaparrata giocatori come Zanon, Leone e Correja in precedenza associati proprio al biancoscudo. Magari una squadra, quella toscana, che deve ancora trovare i giusti meccanismi, discorso che vale del resto anche per il Padova, ma con elementi capaci di risolvere l’incontro con una singola giocata. E invece, da Sorrentino in su, sono state disinnescate tutte le bocche di fuoco nerazzurre, ma quello che soprattutto fa pensare in positivo in chiave futura è l’avere visto un Padova giocare alla pari con l’avversario. Intelligente, quindi, considerato un calendario che vede le tre neoretrocesse dalla serie A e il Palermo avversarie in questo terribile avvio, la scelta di affrontare nel precampionato squadre di massima serie come Sassuolo e Monza, oltre alla sfida di Coppa Italia con l’Udinese, per arrivare a Pisa con gli anticorpi già attivi. Cosa migliorare? Un po’ tutto, come è naturale in questo momento. In particolare sembrano servire una maggiore lucidità nella scelta dell’ultima soluzione quando ci si affaccia nell’area avversaria, più attenzione nei disimpegni sulla propria trequarti dove un errato disimpegno può diventare letale, e va cercato con maggiore continuità il tiro da fuori. Ogni singolo giocatore ha poi ancora ampi margini, ma per adesso va più che bene così e l’attenzione va già rivolta al derby di sabato sera all’Euganeo contro un Verona ancora più temibile dopo la sconfitta casalinga al debutto.
Un ultimo appello va rivolto ai tifosi. Questo è un momento d’oro da ogni punto di vista, non facciamoci male da solo. Abbiamo spesso contestato i divieti e le restrizioni delle autorità di pubblica sicurezza, ma in questo periodo non bisogna dare loro lavoro. A cosa sono serviti i disordini a Udine se non per vietare le trasferte di Pisa e Cremona? L’Osservatorio non aspettava che un motivo per potere decretare il semaforo rosso e cinquanta padovani ingenuamente glielo hanno fornito, rovinando i piani di centinaia di supporter pronti a partire per seguire la propria squadra. La nuova curva sud, poi, è un vero dodicesimo giocatore: usiamo quest’arma nella maniera giusta, lasciando gli scioperi agli operai ed evitando comportamenti che possano portare alla squalifica del settore.






