Bicchiere mezzo pieno o bicchiere mezzo vuoto? A distanza di due giorni dalla sfida pareggiata a Catanzaro resta questo il principale dilemma per il popolo biancoscudato. I pessimisti diranno che il Padova, alla luce delle prestazioni di queste prime dieci gare di campionato, rischierà grosso nel momento in cui la buona sorte volterà le spalle. Chi guarda al futuro con il sorriso, al contrario, pensa a dove potrà arrivare la squadra in caso di un salto di qualità sul piano del gioco. Due modi diametralmente opposti nel valutare la situazione, entrambi per certi versi comprensibili.
Andiamo con i fatti oggettivi, partendo dagli aspetti positivi, a partire dai risultati che hanno visto Fusi e colleghi risollevare la testa dopo le due stecche all’Euganeo e conquistare sette punti su nove nel trittico di gare appena disputate. Un bottino su cui chiunque avrebbe firmato con il sangue e che permette al Padova di occupare una posizione a ridosso della zona play off in linea con le aspettative. Per la prima volta la squadra non ha perso un match nel quale l’avversario di turno aveva segnato per primo e per la prima volta non si è arresa a una formazione guidata da un allenatore appena arrivato, anche se nel caso di specie Mignani era stato in panchina anche nel precedente incontro a Benevento. Da sottolineare infine la grandi qualità tecniche esibite in occasione del gol del pareggio allo stadio Ceravolo: un lancio illuminante del fischiatissimo ex Pompetti (decisivo il suo ingresso in campo dopo l’intervallo) a liberare sulla destra Capelli, quest’ultimo uomo assist dopo la rete con il Sudtirol, con un cross millimetrico finalizzato da Varas con un tocco al volo tutt’altro che facile. Ancora una volta la vecchia guardia si è rivelata dunque decisiva.
Sull’altro piatto della bilancia, proprio restando in tema di qualità tecniche, abbiamo assistito a una prova piuttosto modesta della truppa biancoscudata, con errori elementari nei passaggi anche più semplici, giocatori alla ricerca di una propria dimensione e una grande difficoltà ad affacciarsi e fare male in avanti. Dopo un avvio incoraggiante, infatti, il Padova ha gradualmente arretrato il proprio baricentro, è stata graziata sulla spinta in area di Fusi a Iemmello, per poi capitolare poco dopo, rischiando pure di subire il raddoppio prima dell’intervallo. In generale sessanta minuti da dimenticare di cui vanno salvate la determinazione e la capacità di soffrire dei giocatori da cui però è lecito aspettarsi molto di più. Il pareggio ha poi regalato autostima, ma non in misura tale da provare a colpire definitivamente e da evitare di rischiare ancora nella propria area, con Sorrentino anche in questa occasione provvidenziale. Con il Catanzaro il modulo 4-1-4-1 non ha dato le risposte attese e solo con il ritorno al 3-5-2 qualcosa è cambiato, elemento da cui si deduce una volta in più che la quadratura del cerchio ancora non è stata trovata. In attesa di un vero salto di qualità sul campo, godiamoci intanto questo recente ruolino di marcia, nella speranza che sabato, contro l’Empoli dell’amato ex Andreoletti, si possa fare un ulteriore passo in avanti sotto ogni profilo prima della nuova sosta per gli impegni delle nazionali.






