Berlino, trionfo a cinque cerchi per il calcio azzurro




 

Adolf Hitler è al potere da tre anni quando nel 1936 Berlino ospita le Olimpiadi. Più che da bandiere con i cinque cerchi, la città è drappeggiata da svastiche. Il dittatore tedesco però ha dato precisi ordini: i Giochi devono essere l’occasione per mostrare al mondo l’efficienza della Germania, per far capire a tutti che la Repubblica di Weimar, dove per fare la spesa serviva una valigia piena di marchi, è sepolta, che il nuovo Reich è potente e minaccioso.
Severino RigoniL’Italia fascista si è preparata al meglio all’evento. Mussolini ci tiene particolarmente che l’Italia faccia un figurone davanti al Fuhrer. E ci riuscirà. Tra i protagonisti anche due padovani “doc” e uno “acquisito”; quest’ultimo è Severino Rigoni, nato a Gallio, in provincia di Vicenza, ma trasferitosi ancora giovane a Padova. Rigoni fa parte del quartetto azzurro di inseguimento su pista, dove l’Italia vince la medaglia d’argento, superata in finale dalla Francia.
Per solito nel ciclismo gli azzurri fanno incetta di medaglie; a Berlino è invece la disciplina che maggiormente tradisce e quella degli inseguitori sarà la sola medaglia a due ruote.
Nella scherma, altro tradizionale serbatoio di medaglie, il raccolto è invece copioso: nella prova a squadra di sciabola l’Italia è seconda e tra i protagonisti c’è anche il giovane Vincenzo Pinton, dell’Accademia Comini.
scherma 1936Il Duce però vuole soprattutto una medaglia dalla nazionale di calcio. Gli azzurri nel 1934, a Roma, hanno vinto la coppa Rimet, sono campioni del mondo. A Berlino il commissario tecnico Vittorio Pozzo non può per regolamento utilizzare i suoi assi, su tutti Giuseppe Meazza e Silvio Piola, ma può ciontare lo stesso su un gruppo di giovani di buon livello. Tra questi il padovano Giuseppe Baldo, centrocampista difensivo, o se preferite, un mediano che indossa la maglia numero 4. L’Italia non incanta, ma vince. In finale batte per 2-1 l’Austria dopo i tempi supplementari. Medaglia d’oro: la sola finora vinta nel calcio.
Giuseppe Baldo giocherà per molti campionati nella Lazio e al termine della carriera diventerà un un importante dirigente del Coni: nel 1964 il presidente Giulio Onesti, nominerà Baldo direttore generale della Scuola dello sport di Roma.